Per ricordare Federico Coen

Questa pagina è interamente dedicata al fondatore dell’edizione italiana di Lettera Internazionale Federico Coen, scomparso il 6 luglio 2012.

Sotto all’addio di Biancamaria Bruno, elenchiamo gli articoli che i suoi tanti amici e collaboratori hanno voluto dedicargli per salutarlo un’ultima volta.

Corriere della Sera Roma, 8 luglio 2012, Bianca saluta Federico: Federico Coen non c’è più. Già tre anni fa, aveva deciso di affidare a me la sua creatura editoriale, Lettera Internazionale, quando la sua salute cominciò a vacillare e sua moglie Avril morì. L’onore di dirigere la sua rivista è per me e per la redazione un conforto, in questo momento, e l’incentivo a fare sempre meglio. Tante cose sono cambiate nel mondo in questi ultimi anni e mi ritrovo spesso a chiedermi come Coen, che aveva una lettura sempre originale delle vicende italiane e internazionali, le avrebbe interpretate – lui che è sempre stato un europeista convinto. In tanti anni di collaborazione a Lettera Internazionale, abbiamo visto nascere insieme le altre edizioni della rivista, abbiamo sentito insieme crollare il Muro di Berlino, abbiamo portato in Italia alcune tra le penne più geniali del Novecento – Kundera, Symborszka, Brodskij, ma anche Edward Said – e all’estero alcune delle voci italiane più autorevoli. È di intellettuali come lui che oggi sentiamo la mancanza. Seguendo la sua lezione, possiamo valutare la portata del pensiero e dell’azione dei politici e dei politologi contemporanei.  Con Lettera Internazionale, e prima con Mondoperaio, Coen ha dato il massimo contributo che un intellettuale italiano potesse dare a una visione insieme analitica e ampia della politica e della cultura a livello internazionale: ma la sua visione non era quella di un politico e basta, ma di un umanista che cercava a fatica di tenere insieme le cose di questo mondo. Ebreo-non ebreo, Coen ha sempre tenuto moltissimo ai temi legati alla laicità dello Stato, alla difesa dello Stato di diritto dai condizionamenti del Vaticano e delle confessioni religiose in genere. È stato un maestro, per me – un maestro imprevedibile e schivo, di un’onestà intellettuale incrollabile e quasi imbarazzante. Me lo ricordo quando uscì dal Partito Socialista di Craxi sbattendo la porta, oppure quando, dopo aver letto un inedito che avevo trovato di un grande autore, mi disse: “Sarà pure un grande, ma questo testo non vale niente, io non lo pubblico”. Il suo messaggio non era mai ambiguo: in cultura e in politica, bisogna avere una linea chiara e definita.  Come dargli torto? - Biancamaria BrunoFederico Coen non c’è più. Già tre anni fa, aveva deciso di affidare a me la sua creatura editoriale, Lettera Internazionale, quando la sua salute cominciò a vacillare e sua moglie Avril morì. L’onore di dirigere la sua rivista è per me e per la redazione un conforto, in questo momento, e l’incentivo a fare sempre meglio. Tante cose sono cambiate nel mondo in questi ultimi anni e mi ritrovo spesso a chiedermi come Coen, che aveva una lettura sempre originale delle vicende italiane e internazionali, le avrebbe interpretate – lui che è sempre stato un europeista convinto. In tanti anni di collaborazione a Lettera Internazionale, abbiamo visto nascere insieme le altre edizioni della rivista, abbiamo sentito insieme crollare il Muro di Berlino, abbiamo portato in Italia alcune tra le penne più geniali del Novecento – Kundera, Symborszka, Brodskij, ma anche Edward Said – e all’estero alcune delle voci italiane più autorevoli. È di intellettuali come lui che oggi sentiamo la mancanza. Seguendo la sua lezione, possiamo valutare la portata del pensiero e dell’azione dei politici e dei politologi contemporanei.
Con Lettera Internazionale, e prima con Mondoperaio, Coen ha dato il massimo contributo che un intellettuale italiano potesse dare a una visione insieme analitica e ampia della politica e della cultura a livello internazionale: ma la sua visione non era quella di un politico e basta, ma di un umanista che cercava a fatica di tenere insieme le cose di questo mondo.
Ebreo-non ebreo, Coen ha sempre tenuto moltissimo ai temi legati alla laicità dello Stato, alla difesa dello Stato di diritto dai condizionamenti del Vaticano e delle confessioni religiose in genere.
È stato un maestro, per me – un maestro imprevedibile e schivo, di un’onestà intellettuale incrollabile e quasi imbarazzante. Me lo ricordo quando uscì dal Partito Socialista di Craxi sbattendo la porta, oppure quando, dopo aver letto un inedito che avevo trovato di un grande autore, mi disse: “Sarà pure un grande, ma questo testo non vale niente, io non lo pubblico”. Il suo messaggio non era mai ambiguo: in cultura e in politica, bisogna avere una linea chiara e definita.
Come dargli torto?

Biancamaria Bruno


Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: Comunicato ufficiale del 7 luglio 2012

Tarcisio Tarquini: Saluto a Federico Coen

Maria Mantello: Federico Coen, una vita laica e di impegno civile

Valdo Spini: È morto Federico Coen. Un vero socialista, un grande gentiluomo.

Massimo Teodori: La laicità è discrezione

Maria Luisa Moscati Benigni: Urbino ricorda Federico Coen un vero laico e progressista

Ringraziamo di cuore anche tutti gli amici che si sono stretti a noi e alla famiglia Coen privatamente.